Intervista a Elisabetta Zanin, 
interior designer e creatrice di Zàel

L’arte antica orientale incontra il design contemporaneo, una storia tutta italiana di assoluta bellezza.
È questa l’idea di Zàel e della sua grande interprete, Elisabetta Zanin, la cui passione per i viaggi l’hanno condotta in Cina e in Tibet, mettendola a contatto con culture diverse, usi e consumi che le hanno dato lo spunto per la creazione di mobili di antiquariato orientale reinterpretati in chiave moderna.
Nasce così un nuovo stile, che sintetizza elementi, materiali ed epoche apparentemente distanti tra loro.

Dov’è nato il desiderio di essere designer?

Il desiderio è nato dopo molti anni di attività e di viaggi in cui l’obiettivo era quello di andare alla ricerca di mobili antichi cinesi e tibetani e trasformarli attribuendogli un gusto un po’ più europeo.
Per cui ho iniziato trasformando dei piccoli oggetti, utilizzando dei materiali moderni, contemporanei e italiani e collaborando con degli esperti artigiani del territorio. Nelle mie realizzazioni, parto sempre da un pezzo antico, che ha storia, cultura, tradizione…per cui non trasformo mobili nuovi, ma ricerco sempre un oggetto che abbia il suo perché e che sia legato al suo passato.

Come descriverebbe il suo rapporto con il design?

Il mio rapporto con il design è legato sicuramente a tanta curiosità, alla voglia di scovare sempre cose nuove, entrare a contatto con culture e modi di vivere differenti dal nostro.
Poi sicuramente il fatto di avere avuto la fortuna tutti questi anni di girare il mondo, di guardare, di andare a mostre e musei, mi ha aperto gli occhi su molte cose, in particolare su un concetto:

L’arte è bella vissuta anche nel momento stesso in cui tu la stai scoprendo, la stai vivendo, quando ti relazioni ed entri a conoscenza con un popolo diverso e capisci che può essere affascinante farla scoprire anche agli altri e riproporla in una chiave nuova.

Come è nata l’idea di Zàel e perchè ha deciso di dar vita a questo brand?

Ho deciso di dar vita a questa linea perché dovevamo organizzare una mostra in una delle parti del nostro showroom, la Galleria Thais, e avevamo dei mobili antichi esposti, ma erano veramente miseri, perché si, avevano un certo legame con la storia, ma erano anonimi e non avevano molto fascino.
Da lì abbiamo cominciato a pensare che se avessimo convertito questi mobili in qualche modo, avremmo potuto averne un risultato migliore e da lì è nata l’idea di trasformarli, inizialmente con la semplice foglia oro e argento o comunque materiali abbastanza semplici. Poi abbiamo iniziato la ricerca di materiali un po’ più interessanti, che vanno dai mosaici in vetro e in pelle e altri materiali più sofisticati come plexiglass, cristalli e acciai. Perciò abbiamo cominciato a creare questi oggetti che fondono l’arte antica orientale con il design contemporaneo e con la qualità di creazioni tutte italiane.
La scelta del nome del brand invece deriva dal mio nome e cognome. Adesso Zaèl è stata acquistata da Thais, che è la nostra galleria storica ed è un suo marchio a tutti gli effetti. Tuttavia Zaèl si distingue da Thais, che è una linea di design contemporanea anche se il pezzo di arredo è sempre antico.

In passato l’amore per i viaggi l’ha condotta in Cina e in Tibet.
Che cosa ci può dire di questa esperienza?
Che cosa l’ha spinta a compiere questi viaggi?

Il motivo per cui ho iniziato a fare questi viaggi è stato appunto per la ricerca di mobili antichi, cinesi e tibetani. Per cui io e mio marito facevamo i nostri viaggi, arrivavamo in Cina, Tibet o Nepal e avevamo delle persone che ci aspettavano e giravamo con loro alla scoperta delle città e dei luoghi più interessanti.
In questi posti c’è stato anche l’incontro con delle persone bisognose, gente che non aveva nulla e che aveva diverse difficoltà nell’affrontare la vita di tutti i giorni. Per cui da allora spesso noi mandiamo delle donazioni con aiuto di clienti e amici e li aiutiamo ad avere uno stile di vita migliore.
In questi viaggi abbiamo portato anche le nostre figlie, in modo tale da poter far vivere anche a loro una vera esperienza di vita. Solitamente succedeva che io e mio marito andavamo alla ricerca di mobili mentre loro rimanevano nei monasteri e giocavano, scrivevano, disegnavano con gli altri bambini.
È stata davvero un’esperienza bellissima, anche per le mie figlie dato che sono cresciute con una mentalità molto diversa, più aperta.

Quali sono le “lezioni” più importanti che ha appreso?

Facendo questi viaggio ho capito che se si guarda il mondo attraverso occhi diversi e non si focalizza il proprio pensiero solo su ciò che si fa e che ci circonda, ci si accorge che ci sono tante cose che non conosciamo. Ed è bello vedere usi e costumi di altri popoli che a volte ci sembrano siano molto lontani da noi ma poi la verità è che ci sono molte più cose che ci accomunano di quanto pensiamo.
Ho visto anche molta sofferenza e l’ho percepita negli occhi delle persone che ho incontrato però l’Oriente ha questa particolarità: loro infatti soffrono e molto, pero lo fanno con una dignità incredibile, e cercano di mascherare questa angoscia mostrando il sorriso e mettendosi sempre a disposizione per gli altri.
Anche noi abbiamo fatto la fame e abbiamo vissuto in situazioni quasi estreme, però loro erano contenti di averci lì e quello che avevano ce lo donavano.
Di conseguenza questo spirito di vita ci ha contagiato, ha sicuramente condizionato le nostre scelte successive in termini di progetti d’arredo ma soprattutto i contesti in cui ci siamo ritrovati ci hanno fatto capire che puoi davvero avere poco, ma puoi essere felice lo stesso.

Perfetto dialogo tra Oriente e Occidente, è sicuramente la Galleria Thais, showroom che raccoglie ricercati oggetti di arte orientale.
Che cosa rappresenta questo spazio espositivo per lei?

Lo spazio espositivo di Thais rappresenta il nostro negozio, la nostra vetrina, ma non è solo quello: è un posto magico, dove si fondono sapori, profumi, musica e dove si trovano dei pezzi d’arte che sono meravigliosi per i colori, per i dipinti fatti a mano, per gli intagli e quant’altro.
Insomma quando ci entri, ti sembra di non essere a Vicenza o in Italia, ma in un altro mondo.
Ed è proprio questo quello che vogliamo trasmettere alla gente quando viene qui da noi: la sensazione di trovarsi in un luogo sperduto, isolato ma affascinante dove ognuno può vivere la sua personale esperienza sensoriale e d’acquisto. A volte, quando sono un po’ giù di morale, prendo e vado nella galleria: appena ci entro, percepisco questa atmosfera straordinaria e mi aggiro tra oggetti che richiamano immediatamente l’Estremo Oriente…così mi sento meglio, è un luogo che mi dà carica, mi dà proprio energia.

Qual è il progetto di cui è più orgogliosa?

Sono legata a tutti i miei prodotti perché ognuno ha la sua anima, non ce n’è uno che mi piaccia di più. Però se dovessi scegliere un prodotto a cui è legato un particolare ricordo, possono essere le creazioni che realizzavo quando andavo a Spilimbergo, in Friuli Venezia Giulia, dove c’era un grande mosaicista e un team di maestranze che mi seguivano, mi affiancavano nei miei progetti e mi aiutavano a capire se ciò che avevo in mente era sempre fattibile.
Difatti non sempre quello che pensi si può realizzare e spesso capita che le proprie idee non collimano con le esigenze di utilizzo: a mio parere, bisogna cercare di creare un mobile che oltre ad avere un alto valore estetico, sia poi di effettivo impiego.
Quindi per esempio per quanto riguarda le pelli, certe non possono essere utilizzate perché durano poco e per questo devo cercarne ad uso arredamento, che sono più difficili da trovare, ma durano nel tempo. Bisogna quindi scendere a compromessi: per ora ci sono sempre riuscita, non ho mai realizzato un pezzo pentendomi poi della scelta fatta, perché quando vedo un pezzo antico, lo vedo e lo penso già realizzato.

Qual’è la cosa che le piace di più del suo lavoro e quali sono invece le difficoltà maggiori che incontra?

Nel mio lavoro mi piace creare, arredare, sistemare i mobili e dargli un senso perché poi quando la gente entra in un posto così affascinante, questi pezzi d’arredo devono essere collocati al posto giusto ed essere presentati in un certo modo per esprimere tutto il loro valore.
Mi piace anche il contatto con i clienti, dar loro consigli, affiancarli nella scelta del mobile o nell’indecisione del pezzo da scegliere. Quindi sono davvero contenta del lavoro che faccio.
C’è un detto che dice “scegli il lavoro che ami e non lavorerai neppure un giorno in tutta la tua vita”, ecco questo pensiero mi rappresenta al 100%. È una gioia lavorare, mi diverte, mi appassiona, sono fortunata.
Le principali difficoltà invece le riscontro quando non c’è molta gente che entra in negozio e questo mi dispiace perché vorrei che si comprenda quanto è importante per me questo spazio espositivo e quanto impegno e fatica impiego nella realizzazione dei miei pezzi. Con la situazione attuale poi le cose si sono ulteriormente complicate.

Come può rivoluzionarsi il mondo dell’arredo e del design in merito al covid19?

Secondo me, questo periodo, nonostante le difficoltà che sta portando, ha tuttavia fatto capire alla gente che la casa è un ambiente importante, la casa è rifugio e qualsiasi cosa succeda, se tu hai la tua casa, hai la sensazione di sentirti al sicuro.
La gente ha cominciato a percepire che l’ambiente domestico risulta spesso un po’ “abbandonato”, per via degli impegni di lavoro, delle cene fuori e di tutte quelle situazioni quotidiane che ci portano a stare molto spesso fuori casa.
A causa di queste “scuse”, chiamiamole così, la casa era quindi diventata l’ultimo posto, ma questa situazione ha portato la gente a capire che avere un mobile bello, piuttosto che un complemento che ti faccia stare bene, che ti personalizzi l’ambiente è molto più importante di quanto si pensi e ha cambiato un po’ il modo di vedere le cose. Perciò penso che l’arredamento in questo momento soffra meno di altri settori e sono positiva per questo.

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