Intervista a Emanuele Bucco, 
artigiano e ceramista di Lineasette

La storia di un’appassionata ricerca della tecnica ceramica e del design contemporaneo.
Lineasette nasce dalla visione innovativa di due Maestri Ceramisti, Giuseppe Bucco e Flavio Cavalli che nel 1977 decidono di improvvisare un laboratorio di ricerca e sperimentazione.
Da allora il sogno prende forma e i due amici danno vita al loro marchio che realizza oggetti in grès porcellanato. Dal 2018 alla guida dell’azienda c’è Emanuele Bucco che in questa intervista ci racconta il brand Lineasette.

Il marchio Lineasette è frutto innanzitutto dell’amicizia tra i due soci fondatori, Giuseppe Bucco e Flavio Cavalli e del desiderio di riproporre la ceramica in una forma nuova.
Com’è nata questa idea e come mai la scelta è ricaduta proprio sul grès porcellanato?

Mio padre Giuseppe e Flavio sono amici da sempre e vicini di casa perché nascono entrambi a Marostica. Si conoscono fin da piccoli, ma si incontrano ufficialmente all’istituto d’arte per la ceramica di Nove.
Intorno al ’77 decidono di lasciare entrambi il proprio lavoro e si lanciano in questa nuova avventura. I due quindi improvvisano un laboratorio ceramico nello scantinato di nonno Cavalli, dove cominciano a sperimentare e scelgono di utilizzare il grès porcellanato come materiale per creare sculture, piatti e vasellami in generale. Una ceramica che all’epoca era un materiale completamente nuovo qui nella zona ed è nata così la curiosità di testarlo e conoscerlo.
Con il tempo hanno scoperto che questo materiale aveva grandi qualità fisiche, tali per cui potevano dare spazio ad una nuova espressione nel loro design. Da lì qualcosa piano piano nasce e a distanza di poco tempo e i due amici danno vita al primo marchio che all’epoca era Linea Sette, nome che poi successivamente è stato unificato.

Nel 1988 i due soci hanno iniziato a proporre le loro creazioni al di fuori del territorio nazionale. Com’è stato questo primo approccio? E quali sono le principali differenze rispetto ad oggi?

Alle prime fiere internazionali alle quali hanno partecipato, Giuseppe e Flavio si sono presentati come agglomerato di aziende, pertanto ad ogni espositore veniva attribuito il suo spazio espositivo che significava dover sottostare a delle specifiche regole.
Da lì il passo successivo, di fondamentale importanza, è stato invece quello di riuscire a prendersi la propria area perché ciò dava forte credibilità al proprio progetto e si trattava inoltre di un grande investimento. Un altro vantaggio era quello di potersi esprimere liberamente e decidere come presentarsi, come promuoversi e come vendersi alla clientela.
Per quanto riguarda le differenze principali tra passato e presente, oggi sicuramente ci concentriamo principalmente nel valorizzare l’immagine del nostro brand, quindi esporre non solo il prodotto stesso, come si faceva una volta, ma soprattutto comunicare i nostri valori, la nostra visione innovativa e le caratteristiche che ci contraddistinguono: bellezza, funzionalità e artigianalità.

Con il tempo Lineasette ha anche deciso di iniziare delle collaborazioni con il mondo accademico e con alcune delle più rinomate Università. Qual è l’obiettivo di tale scelta?

Le Università di Padova e di Venezia, grazie a dei progetti e tramite alcuni intermediari, ci hanno dato la possibilità di avviare interessanti collaborazioni. Sono delle opportunità stimolanti, che permettono di arricchire non sono l’azienda come ente, ma anche il bagaglio di conoscenze dell’imprenditore stesso: in molti progetti mi sono interfacciato con una realtà giovane, con tanti ragazzi desiderosi di imparare, mettere le mani in pasta e poter svolgere qualcosa di concreto. Ho appreso nuove visioni, diverse consapevolezze e tanti spunti importanti anche per il nostro lavoro. Un’esperienza che seppur in maniera diversa, valorizza entrambe le parti, studenti e imprese.
Tra i motivi che ci spingono a continuare queste forme di cooperazione c’è sicuramente la voglia di tenersi aggiornati sul mondo digitale, le nuove tecnologie e con il mercato che è in continuo cambiamento.

Che cosa rende uniche e inimitabili le vostre opere e quali sono gli step che portano dall’idea di progetto alla realizzazione del prodotto finale?

Per l’ideazione delle nostre opere si parte dalla necessità di creare una novità, non si può rimanere fermi, bisogna sempre produrre qualcosa di nuovo. Da lì nasce l’idea: l’ispirazione può venire da un vecchio progetto, da vissuti quotidiani, da un confronto con il mondo esterno o dalla natura.
Ci imponiamo di non scadere sul banale e sull’imitazione, cercando di creare sempre opere autentiche.
Dopo aver avuto l’idea, si passa allo schizzo su carta, un susseguirsi di disegni e linee con i quali si prova a dare forma all’intuizione originaria. Uno dei momenti più importanti è poi quello del confronto in gruppo tramite il quale si giunge ad una sintesi progettuale che porta il progetto ad essere essenziale e ricco al contempo. A questo punto si inizia a lavorare con l’argilla quindi si crea un primo bozzetto dell’opera; concretizzato il modello in argilla, si procede con la creazione della cosiddetta madreforma in gesso, costruita attorno al modello stesso. In seguito si lavora la ceramica per colaggio per ottenere articoli replicabili. Ora si apre lo stampo e da lì si passa ai successivi step: rifinitura, colorazione e cottura.
In merito all’unicità dei nostri prodotti, siamo sicuramente riconoscibili per la nostra finitura grezza puntinata che permette di creare graduali passaggi di luci ed ombre per un delicato effetto chiaroscuro.
Inoltre i nostri colori pastello opachi li creiamo internamente, pertanto sono esclusivi, originali e non si trovano in commercio.

Qual è stata la prima idea di prodotto a cui i due soci hanno lavorato?

Inizialmente mio padre e Flavio lavoravano la ceramica per conto terzi, solo per finanziarsi la sperimentazione e lanciare la propria linea. Perciò non avevano il proprio marchio e non avevano mercato.
Poi hanno provato a creare qualcosa di loro e a bussare la porta alle varie aziende della zona di Nove per proporre le loro opere. I primi prodotti a marchio Lineasette sono stati una serie di bottiglie. Sicuramente all’inizio hanno lavorato sodo perché non era facile avere spazio e farsi conoscere. Le prime esperienze sono state dunque negative, dal punto di vista lavorativo, ma molto formative.
Tra i primissimi pezzi ce ne sono ancora alcuni molto attuali in produzione, come per esempio delle collezioni di elefanti e di vasi che sono stati fatti negli anni ottanta, però oggi sono ancora in listino, tra i best seller.

Nel 2018, ereditando la passione iniziata da tuo padre per l’artigianato artistico, hai assunto la guida dell’azienda. Che cosa ti ha spinto a continuare in questa strada e quali sono i tuoi obiettivi?

Io ho sempre seguito Lineasette con i racconti di mio padre e con le estati passate nello showroom di Marostica; poi quando c’erano le fiere in Italia o in giro per l’Europa spesso eravamo coinvolti anche noi figli e quindi l’ho sempre sentita vicina come realtà.
Il vero cambiamento però è stato durante gli anni universitari, nel 2017: in azienda c’era la necessità di avere una presenza fissa ed io nel frattempo avevo concluso tutti gli esami e così mi sono detto: “provo”.
Da lì non ho mai smesso, non sono più mancato, mi ha coinvolto in una maniera tale da non riuscire più a slegarmi. Con gli anni mi sono appassionato ed incuriosito sempre di più, ho fatto corsi, ho acquisito notevoli conoscenze e nonostante le mille difficoltà ho deciso di intraprendere questa avventura.
Per quanto riguarda gli obiettivi, non ho intenzione di cambiare quella che è la filosofia che animò all’epoca mio padre e Flavio, per questo Lineasette continua il suo percorso fortemente incentrato nella ricerca e nella sperimentazione con il fine di modernizzare la tradizione ceramica.
Tuttavia la mia è una visione più giovane, più attuale e per questo non nego di voler introdurre l’aspetto di innovazione in Lineasette: un esempio concerne la presenza costante online e nei social network, un’attività che considero centrale al giorno d’oggi, soprattutto in questo periodo, per la nostra realtà. Anche tutto l’aspetto organizzativo aziendale è in continuo mutamento dato che si sta sempre più consolidando l’idea del team building, il “fare squadra” per raggiungere un obiettivo comune e ottenere risultati migliori.

Quali sono le tue prospettive future? Progetti?

La speranza per tutti innanzitutto è quella di uscire da questo lungo tunnel e ripartire il primo possibile.
Il grande problema attualmente è anche la giustificata incertezza generale, perché il nostro prodotto è in un certo senso un “contorno”, un accessorio non essenziale, che serve per decorare, arredare casa o per fare un regalo. Insomma un oggetto che in un momento come questo non ricopre la funzione di prodotto necessario. Tuttavia il nostro compito è quello di far capire alle persone che, nonostante le attuali difficoltà, arredare i propri spazi o fare un piccolo regalo sono attività altrettanto importanti che fanno stare bene gli altri, regalano emozioni, trasmettono gioia e serenità…ciò di cui abbiamo bisogno ora d’altronde.
Perciò il nostro intento è quello di accrescere la consapevolezza del nostro marchio, della creatività, dell’eleganza e dell’originalità che lo contraddistinguono, assumendo maggiore credibilità all’estero.

Qual è la cosa che ti piace di più del tuo lavoro e quali sono invece le difficoltà maggiori che incontri?

Al di là della crisi dovuta alla pandemia, questo è un momento di difficoltà per l’artigianato, lo era prima e lo è a maggior ragione adesso. Al giorno d’oggi infatti il mercato difficilmente ricerca un oggetto artigianale, il pezzo curato, in cui si è speso del tempo, in cui c’è del lavoro e dell’emozione. Cerca generalmente un prodotto veloce che sia ad un buon prezzo.
Questo è sicuramente il problema maggiore: comunicare agli altri quanto possa valere la pena acquistare le nostre opere poiché sono intrinseche di passione, amore ed esperienza.
Un’altra difficoltà, mia personale, riguarda proprio Lineasette come realtà aziendale: questo lavoro ha a che fare con l’artigianalità, un‘ attività lavorativa che è non è possibile apprendere nel giro di poco tempo. L’artigianato è esperienza, abilità, tecnica, non si tratta di regole scritte, non ci sono manuali, si impara facendo nel campo ed ogni giorno si scopre qualcosa di nuovo.
Io mi ritengo l’ultimo arrivato, l’apprendista, e come tale cerco sempre di mettermi alla pari, ascoltare, studiare, conoscere questo antico mestiere.
In un lavoro come questo devi sempre essere pronto ad imparare. Questa è solo in parte una difficoltà, perché credo che alla fine sia uno degli aspetti che mi appassiona di più di questo lavoro.

Come pensi possa rivoluzionarsi il mondo dell’arredo e del design in merito al covid19?

Di sicuro i negozianti che già soffrivano molto prima, ora soffriranno ancora di più.
La speranza è che tale situazione serva a riscoprire il valore che ha il negozio sotto casa, anche se sicuramente questo non avverrà nell’immediato.
Ciò che prenderà ancora più piede è tutto l’aspetto dell’online, quindi la parte social e shop.
Dopo di che sono preoccupato per il destino a cui andranno incontro le fiere, un’attività in pericolo nel nostro settore, per la mancanza di pubblico e di conseguenza per la mancata presenza degli espositori.
In passato le fiere erano la soluzione ottimale per acquistare, perché si poteva vedere il prodotto, lo si toccava con mano e lo si comperava; oggigiorno invece c’è la possibilità di visionare tranquillamente un catalogo online senza dover perdere tempo nello spostarsi. In questo modo la fiera perde il suo valore e per le aziende medio-piccole è un problema notevole poiché viene a mancare il pubblico e il lavoro da fare per avere la stessa visibilità online può essere troppo faticoso.

Che cosa pensi abbia spinto Giuseppe e Flavio a continuare a creare e sperimentare con la stessa passione per tutti questi anni?

Giuseppe e Flavio hanno avuto innanzitutto la fortuna di incontrarsi e scoprire di avere entrambi lo stesso forte interesse e poi sicuramente sono riusciti a trasformare in lavoro la loro grande passione.
Avevano il desiderio di realizzare qualcosa di proprio, di lasciare un ricordo agli altri, di creare, di disegnare, di proporre e quindi con coraggio determinazione hanno dato forma a questo sogno, creando l’azienda e modellandola in base ai loro gusti. All’epoca si poteva fare, ora è molto più complicato. Questa passione li ha accompagnati fino ad oggi assieme alla gioia e all’orgoglio di vedere i clienti soddisfatti del risultato.

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